Sulle vie dell’henna. Viaggio alla scoperta del mehndi.

Ci sono viaggi che portano davvero altrove. Sono i viaggi tra i simboli, gli usi, le culture, il tempo e anche lo spazio. Il viaggio alla scoperta dell’antichissima tradizione del mehndi è uno di questi.

Un'usanza presente addirittura nell’antico Egitto e che interessa i paesi del nord Africa, India e Pakistan.

Che cos’è il mehndi? Una vera e propria arte che consiste nel dipingere il corpo con  ricami e disegni utilizzando una pasta ricavata dalla polvere di henné. L’henné o henna è una pianta originaria di queste regioni a clima tropicale. Come spesso accade, l’origine di costumi e usanze va ricercata nella praticità della vita quotidiana. L’uso della polvere di henna su mani e piedi aveva in origine uno scopo medicale: restringere i pori della pelle, riducendo la sudorazione di mani e piedi (favorendo insomma una ritenzione idrica molto preziosa in situazioni climatiche estreme). Ben presto dalla semplice tintura si passò alla realizzazione di designi e la pratica fu investita di significati simbolico-religiosi.

In tutti i paesi in cui il mehndi viene praticato i disegni realizzati hanno un valore che va ben oltre l’estetica. In generale si può parlare di buon auspicio ma a seconda del paese ci sono riti e simbologie precise da rispettare.

In India: ricami e auspici.

Proprio in India va ricercata l’origine del nome di questa pratica, di orine hindu. Sembra essere stata importata dalla Mongolia nel 1100 dc e da allora ha assunto un ruolo celebrativo legato soprattutto ai riti matrimoniali. Quando ci si riferisce ai matrimoni indiani dicendo che “durano giorni”  si intende proprio a questo: l’insieme  di tradizionii, simboli e pratiche che per giorni caratterizzano il rito nuziale. Una delle più importanti è la mehndi raat: la notte dedicata al mehndi. La notte in cui la sposa si reca a casa dello sposo e viene accolta dalle donne della famiglia. L’henna viene applicata con grande cura e con grande calma. I disegni della futura sposa richiedono maestria e indubbiamente tempo. La tradizione vuole che la sposa non tocchi nulla nella sua nuova casa finchè i disegni dell’henna nuziale non svaniscono completamente: verrà trattata come una vera e propria regina fino ad allora. Più i ricami durano, più si crede forte sia il legame con la nuova famiglia e sicuramente un buon auspicio per la futura vita coniugale. Tra i vari disegni si nasconde l’iniziale del nome del futuro sposo. Lo sforzo per nasconderlo nel miglior modo possibile è determinato dal fatto che, secondo la tradizione, se lo sposo faticherà a riconoscere la propria iniziale nei tatuaggi della sposa la vera capofamiglia sarà la moglie. Inutile dire che raramente i mariti sono in grado di scovare la propria iniziale tra gli intricatissimi ricami del mehndi.

In Nord Africa: celebrazione e protezione.

In Marocco la tradizione dell’henna si unisce a quella dell’hamman, il bagno turco. L’hamman è un luogo privilegiato in cui le donne passano ore dedicandosi alla cura del corpo e le ore passano lente tra cibo, spezie, vapori, danze e mehndi, i ricami sul corpo, specialmente mani e piedi. Nella tradizione berbera i ricami hanno invece significato protettivo nei confronti degli spiriti maligni. Dipingersi d’henna viene vista come un'usanza fondamentale nei periodi della vita considerati di “transizione”: il passaggio all’età adulta, il matrimonio, la perdita di una persona cara e infine la morte. Durante questi periodi secondo i berberi si è più esposti agli spiriti maligni quindi è necessaria una maggiore protezione. I guerrieri si fanno dipingere le mani dalle proprie mogli prima di affrontare il deserto.

I disegni africani, a differenza di quelli indiani, sono caratterizzati da forme geometriche. In Africa infatti il quadrato, il diamante, la croce sono considerati simboli protettivi e raramente mancano nei tatuaggi qualsiasi sia l’occasione.

I disegni indiani, più simili a ricami, sono ricchi di simbologie religiose come il fiore di loto, che indica la purezza o di buoni auspici come i pavoni intrecciati, simbolo di amore eterno.

Oggi?

Che senso ha oggi in Occidente il ritorno a questa antichissima pratica? Oltre a un significato puramente estetico, che comunque ha un peso, sicuramente il fascino per l’universo di significati che questa pratica porta con se è fortissima. Non è solo il risultato ma il processo in se che conta: la volontà di prendersi tempo, prendersi cura di se e immergersi in culture lontane. A volte anche sposando il bisogno di credere a “qualcos’altro”, la fame e sete di simboli che la nostra società sembra aver fortunatamente riscoperto. Affascinato dal mehndi? Vorresti provarlo? Tieni d’occhio il nostro sito. In Bottega a Taranto organizziamo spesso eventi e workshop dedicati a questa bellissima arte.