In Gambia. Grandmuba per un matrimonio African style.

Il Gambia, un piccolo paese ricco di tradizioni.

Per fortuna in hotel parlano tutti inglese. Potenza delle colonie della regina. E devo dire mi torna utile perché a un matrimonio in Gambia non ci sono mai stata. Non sono mai stata nemmeno in Gambia a dire la verità. Studiando la cartina resto stupita dalle dimensioni minuscole di questo paese circondato dal Senegal. Il nome lo prende dal fiume Gambia, almeno quello lo ricordavo. Il paese piu’piccolo dell’Africa ospita moltissime tribù: Mandinka, Wolof, Fula, Serer,Krio, Sala. Questa commistione si traduce in un mix di tradizioni, usi e costumi, il tutto ormai reinterpretato in chiave musulmana. I primi giorni passano alla scoperta di Serekunda, la città piu’ grande del paese. Che dire, un enorme mercato a cielo aperto. Il solito vortice di di odori e colori in cui spicca sempre il rosso vivo della terra battuta, che sembra poi ricoprire tutto, ti avvolge e accompagna.

Consigli per un matrimonio.

In Hotel a Banjul, la capitale, racconto a Sirif le mie vicende. Sirif lavora all’hotel e ascolta divertito le mie vicende di occidentale all’avventura. Sono pochi i turisti che si spingono fuori dal resort e la curiosità dei locali per gli occidentali è molta, non resta per nulla stupito quindi quando gli racconto del mio invito a nozze, ricevuto da perfetti sconosciuti e accettato in quattro e quattr’otto. Io faccio mille domande a raffica che vengono più o meno ignorate. So solo che Jibril, un amico dello sposo, mi farà da cicerone per tutta la giornata. Ho il suo nome scritto su un pezzo di carta. Ma come arriverò al villaggio dal nome impronunciabile? E cosa succede a un matrimonio qui? Sono in ritardo? Come mi vesto? Niente, Sirif sembra sempre più divertito e riesco solo a ottenere le informazioni fondamentali: non vestirmi di bianco(e fin li ci arrivavo anch’io) e prendere il bush-taxi che da Banjul è diretto al villaggio di Tanji. A circa metà strada c’è la sosta proprio al villaggio del matrimonio.“Ma come mi riconoscerà la mia guida?” chiedo con ansia a Sirif che, di nuovo ridendo, non risponde e si allontana con un cenno di saluto.

 I bush-taxi sono una sorta di mezzi pubblici e coprono quasi tutte le direzioni possibli in Gambia. Essendo usati dai locali, i turisti diffidenti li snobbano. Ovviamente io no e seguendo le indicazioni di Sirif a metà strada scendo al villaggio del matrimonio. Un caldo allucinante, mi rifugio sotto un albero e continuo a chiedermi come mai Alasan, lo sposo, non mi abbia lasciato il numero di cellulare di questa guida Jibril e come questo Jibril potrà mai trovarmi. Poi mi guardo intorno e capisco subito che il caldo in questo paese fa brutti scherzi, avendo compromesso la mia capacità di pensiero logico. In un villaggio con quattro case in croce forse non sarà troppo difficile per la guida trovare me, unico viso pallido nelle vicinanze (anzi rossa come un peperone) rifugiata sotto un albero.

Gambia: guida ai vestiti per tutte le occasioni.

Chiedo subito se sono in ritardo e il ragazzo che mi accompagna mi guarda in modo strano. E capisco immediatamente che continuo a ragionare in modo occidentale, il tempo qui ha tutto un altro valore, soprattutto ai matrimoni. Tra l’ombra di alberi e tettoie mi godo la festa e sempre da brava occidentale inizio a inondare la mia guida di domande relative a...i vestiti!!! Beh insomma, diciamocelo, sono la prima cosa che tutti ma proprio tutti notiamo ai matrimoni e in Gambia funziona allo stesso modo. Mentre mi guardo in giro, inizia il mio viaggio nella moda del Gambia.

Il vestito più diffuso per le donne si chiama grandmuba ed è caratterizzato da una sottoveste chiamata Malan e da un paio di metri di stoffa che si incrociano e annodano intorno alla vita. I colori sono vivaci, i tessuti wax e abbondantemente ricchi di disegni. Siamo in un paese musulmano quindi il corpo deve essere coperto. Le donne di solito si coprono il capo con un mussur. Spesso le donne indossano il tradizionale garb, camicia e gonna coordinate e sempre realizzate in colori vivaci. Per occasioni speciali, come questa e guardadomi in giro lo noto subito, donne e uomini abbandonano il cotone a favore di stoffe e ricami più elaborati, spesso intrecciando nelle stoffe filati scintillanti. Molti uomini indossano il caftano, di solito fino alle caviglie e con maniche lunghe. In Gambia viene chiamato anche fataro, jalabe o shabado. In alternativa gli uomini possono  indossare un abito in tre pezzi chiamato nyeti abdu e in cui i pantaloni vengono chiamati chai o waramba. Di solito questo tipo di vestito maschile è ricamato in modo molto elaborato con motivi dorati sulla parte anteriore, all’estremità delle maniche o sulla schiena. Il tutto completato da un copricapo a sua volta pesantemente ricamato.  Per la vita di tutti i giorni gli uomini prediligono abiti occidentali ma i colori hanno una connotazione totalmente diversa rispetto alla nostra. Quindi non è  insolito imbattersi in completi rosa, magenta,lillà o nelle tinte pastello più impensabili per i nostri businessman.

Chiaccherando di vestiti e gaurdandomi in giro passano ore e finalmente lo sposo arriva. Circondato dai suoi amici in vestiti sgargianti il più elegante è sicuramente lui, con un lungo caftano bianco impreziosito da ricami dorati. E la sposa? Chiedo impaziente a Jibril. “Arriverà a notte fonda” mi dice e mi svela un segreto: sarà vestita di bianco! Davvero tutto il mondo è paese...che la festa abbia inizio!