Il sari indiano

Il sari simbolo di eleganza.

Con pieghe, volute, nodi e rimbocchi, gli Indiani hanno da millenni esibito una straordinaria eleganza nell'abbigliamento, col solo aiuto di pezze di tessuto non cucito. Nessuna immagine è più evocativa dell'India di quella di una donna in sari, che è senza dubbio l'abito tradizionale più longevo di questo nostro pianeta, ove l'abbigliamento occidentale è divenuto sì, l'orgoglioso simbolo di emancipazione per molte popolazioni femminili oppresse, ma è spesso anche causa di appiattimento culturale e di consumismo indotto, fattori che hanno finito per relegare le vesti e le stoffe locali quasi ovunque  nei musei. Non così in India, dove la tessitura è sin dagli albori della sua civiltà tra le attività più venerate, al punto da far fluire i suoi termini tecnici in quelli del pensiero filosofico.

Ma ciò che ha preservato dall'estinzione il sari, che in india è un nome di genere femminile e che deriva dal sanscrito chaira, pezza di tessuto indossabile - dunque la sari - è soprattutto la possibilità di ogni donna di drappeggiarla come meglio crede, secondo la taglia, il mese di gravidanza, o la moda del momento nel corso della vita intera, propria o del tessuto stesso che, una volta eccessivamente consunto, potrà comunque essere riciclato e riutilizzato per altri impieghi, come avviene per esempio coi kantha in Bengala. Ogni epoca, ogni casta, tribù e regione ha avuto il suo modo differente di drappeggiare la sari, ma sorprendentemente questo aspetto è sempre stato ignorato dagli studiosi, che si sono concentrati prevalentemente sulle tecniche di tessitura delle tele impiegate. Solo recentemente sono stati portati a termine degli studi dall'antropologa francese Chantal Boulanger, che ha pazientemente rintracciato le anziane signore che ancora ricordavano, regione per regione, il loro modo antico di indossare la sari. Oggi, quello che comunemente si definisce sari, è in realtà indossato secondo un tipo specifico di drappeggio. Si tratta della nivi sari, che in epoca antica non si conosceva, e il cui uso divenne popolare a partire dal XIX° secolo.

L'abito indiano più antico conosciuto è il dothi, circa 4,50 m. di cotone leggero, alto 1 m., normalmente bianco, con una sottile bordura ed una semplice e geometrica decorazione finale ( per intenderci, nella versione più semplice è il tessuto scelto da Madre Teresa per l'abito del suo ordine) le cui abbondanti pieghe erano rette in vita da una cintura lasciando sovente scoperto il seno e la parte superiore del corpo. Oggi è largamente ancora usato dagli uomini in tutto il Paese, con meno gioco di pieghe e senza cintura, ma la maniera di indossarlo spesso indica anche la professione, la casta e/o la provenienza della persona.

Fino al XIV° secolo anche le donne indossavano il dothi e solo posteriormente l'abbigliamento femminile cominciò ad evolversi e differenziarsi fortemente da quello maschile.